[RIMANDATO] - PERFORMING 4:48 - Teatro Petrolini

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[RIMANDATO] – PERFORMING 4:48

1 Dicembre 2020 ore 21:00 - 6 Dicembre 2020 ore 21:00

Performing 4:48

 

Regia: Giorgia Filanti

Con: Serena Borelli

 

Aiutoregia: Danilo Caiano

Elementi coreografici: Livia Ghizzoni

Light designer: Fabio Settimi

Sound designer: Fefo Forconi

Foto di scena e grafica locandina: Marco Lausi

Produzione Ass. Cult. ka.st

 

Sinossi:

Con Performing 4:48 si proverà a restituire frammenti poetici e drammaturgici del mondo artistico e umano della scrittrice britannica Sarah Kane.

Come mezzo espressivo la regista Giorgia Filanti ha lavorato con l’attrice Serena Borelli scegliendo di utilizzare la performance e il corpo sollecitato da suggestioni musicali, elaborate ed emotivamente coinvolgenti, curate da Fefo Forconi e l’abbattimento della quarta parete creando un contatto diretto con il pubblico.

Parleremo della vitalità della Kane, della sua smania di vivere e del lato tragicamente umano della sua breve esistenza: il suo amore marcito per una donna che l’ha lasciata sola, la frenesia con cui si rivolge alla madre, il dottore che l’ha tradita, l’accusa verso un certo tipo di psichiatria fatta di abusi psicologici, il corpo di una donna in cui lei non si riconosce più.

Vittima e carnefice del proprio io, tra mille volti senza nome che urlano il loro bisogno di amore, la loro incapacità di stare al mondo. Dalla deriva in cui si trova, il suo è un grido di aiuto che lei ha saputo trasformare in eterna e disgraziata bellezza.

Recensioni:

Corriere Spettacolo 

di Antonio Mocciola 

Link alla recensione: http://www.corrierespettacolo.it/performing-448-al-teatro-duegli-abissi-inquieti-di-sarah-kane/?fbclid=IwAR0j-huQ9nTXFJKamKvPgEGMu240PnM_aiLgsjqj-qHsuPh7u3Mk74V7orM

Con grande successo di pubblico, è andato in scena un monologo-performance che attraversa la vita e l’arte di Sarah Kane Grazie alla straordinaria adesione fisica ed emotiva di Serena Borelli.

Giorgia Filanti lascia sprofondare lo spettatore nell’abisso mentale e poetico dell’autrice inglese, instaurando un metronomo di matematica precisione musicale e teatrale. 

Pezzo dopo pezzo, va in frantumi il sogno vitale (che pure, da qualche parte, esisteva) di una donna che non ha fatto sconti a nessuno, tantomeno a sé stessa, fino alle estreme conseguenze. 

Come sempre eccellenti le scelte musicali della regista, con l’attrice pronta a vestirle – e svestirle – con disinvolto dolore. 

Non c’è tregua, giustamente, nel percorso monologante di “Performing 4:48”, ed è bello ed emozionante sapere che una grande autrice, come la Kane era, ed é, ancora suggestiona ed offre nuove letture, anche ardite. 

Aggirando ogni banalità, ma restando nel solco del mondo della drammaturga britannica, la Filanti, allestisce il suo carillon dark con amore e rispetto, strappando commozione distillata senza ricatti emotivi. E la Borelli, tra una parrucca e l’altra, è la maschera perfetta di uno spettacolo elegante, lacerato, e lacerante.

 

Spettacoli sulle scene e sugli schermi

Di Marco Buzzi Maresca

Link alla recensione: https://www.foglidarte.it/spettacoli-sulle-scene-e-sugli-schermi/789-performing448.html?fbclid=IwAR2VFle4077iFUrLPAtzhylK57d5b0lj96ZYp8WRak3_wkg6OUEJbzM4lro

Estratto della recensione….

La disperata recita di una prigionia senza speranza di Marco Buzzi Maresca

Sarah Kane, capofila della ‘new angry generation’, apprezzatissima da Edward Bond, ma massacrata dalla stampa e dalla critica di allora.

Giorgia Filanti, e ora è tornata a lavorare con ‘Performing 4:48’Guirgia Filanti è una delle poche registe ad aver affrontato in Italia la Kane, vincendo, come progetto, tra l’altro un premio nel 2018 con la messinscena di ‘Crave’ (S. Kane, 1998)

’Performing 4:48’ è la cronografia, la risonanza magnetica, di una depressione sempre più alla deriva, in un rimbalzo tra ‘voci d’esterno’, reali e/o immaginarie, ed una deriva dell’autocoscienza, per lampi disperati, tra bagliori di ribellione, ansia di resilienza, e la progressiva devastazione di uno spegnersi nel destino del dilagare della depressione medesima. Una disperata richiesta d’amore, di essere ‘toccata’ dalla presenza del ‘Altro’. Di essere vista per potersi vedere. Di essere guardata, certificata di esistenza, e scolpita in una identità finalmente non evanescente. 

Ma gli altri sono un ‘Altro’ alieno e irraggiungibile. Che siano i dottori della clinica, tutti farmaci e giudizi, o che sia la catechizzante ‘voce’ di una ipotetica e comprensiva terapeuta (l’unica voce che non è in mano alla monologante attrice – Serena Borelli – ma microfonata ad alto volume, in scena, con un tono neutro). O che sia l’amante ipotetico, che dorme, ignaro e distante.

La protagonista non trova più appigli, non trova il volto impresso ‘sul rovescio della mente’, una unità di identità. E’ dissociata, derealizzata: disperata. Vuota. Delira all’infinito la lista di possibili azioni che nella frammentazione del sé non riescono più ad unirsi in un senso, né percepito e vissuto, e neppure pensabile, ipotetico, dell’ipotesi della ragione e della speranza.

Ed è questo il culmine dell’idea scenica. Serena Borelli abbandona i marionettistici meccanici isterici quadri danzanti fin qui esibiti, e scende in platea.

Comincia a girare attorno alla sala, attorno agli spettatori – avvolgendoli con disperazione e accuse implicite – lungo i muri su cui una luce bluastra proietta la sua ombra, ingigantendola. Ripete la lista, ossessivamente, con crescendo ora gridato ora lamentoso, e sempre più veloce, avvitandosi nella disperazione.

Poi risale lentamente – a retromarcia – guardandoci, la scala laterale, fino al proscenio, mentre la musica smuore.

Sembrerebbe non esserci altro da dire. Ma con una chiusura formale coerente, ecco l’ultimo delirio di prigionia

‘tua discepola verso la lucidità.. per.. per.. per.. per.. [… ] per.. [… ] per.. [… ] per essere amata perdonata libera.. [ … ]‘

In sottofondo una canzone in inglese, struggente.

 

Guido Allegrezza

Non conoscevo la figura di Sarah Kane. La scoperta la devo alla carissima Giorgia Filanti, che ha messo in scena Crave, Phaedra’s Love e da ultimo Performing 4:48. 

Seguo con un misto di amore, stupore, curiosità e “incazzatura” il lavoro di Giorgia, che vuole stare là dove si sta peggio, perché solo lì capiamo quanto poco siamo “umani” (con noi stessi e con il resto del mondo) e quanto invece dovremmo fare (agli altri e noi stessi) per fare di questo mondo, un mondo migliore. 

Ecco perché parlo di “incazzatura”. 

Quando Serena Borelli (il magma che incarna la potenza tellurica della nostra psiche) entra nelle icone che Giorgia le martella addosso io vedo il male assoluto che è in noi. L’indifferenza con cui pensiamo di trattare il malessere di una persona che soffre in una lingua che non comprendiamo (noi non la vogliamo comprendere perché ci fanno male le sferzate di verità, che minano la nostra tranquilla routine du jour). Che vediamo, ma non capiamo, che percepiamo ma rifiutiamo di toccare. 

Non c’è mai soluzione, non c’è mai conclusione. Anche la morte non è essa stessa conclusione. E’ solo rinvio. 

Con la collaborazione di Danilo Caiano (aiuto regia), Livia Ghizzoni (elementi coreografici), Fabio Settimi (light designer), Fefo Forconi (sound designer).

 

 

Di Roberto Boris Tag

 

https://facebook.com/events/s/performing-448/287360449058651/?ti=icl

Guerriere. Giorgia Filanti definisce così la tenacia e la caparbietà di portare in scena Performing 4:48 al TeatroDue (fino a venerdì 26 giugno) . Alla fine del debutto, tra gli applausi. 

Il guerriero è una donna, un uomo, entrambi. È chi vive e combatte in solitudine i propri mostri. 

I mostri. Noi. Gli altri. Uno. Tanti. Nessuno. Figure immaginarie.

La guerriera e il guerriero conoscono la solitudine delle porte chiuse, del l’indifferenza, dei “no” feroci. 

Il silenzio, tranne tre eccezioni, quasi sempre è senza forma e senza senso. 

Il silenzio è il vuoto, il niente, ‘a sfaccimm.

Le tre eccezioni sono: 

– una gioia immensa,

– un lapsus di memoria (certificato),

– un bug tecnologico. 

Il dolore non rientra tra queste eccezioni, va sempre urlato. Perfoming 4:48 è la rappresentazione plastica di tutto questo. Senza retorica. Parole contro il silenzio. Parole e regia purissime.

Performing 4:48 è il corpo dell’artista, quello di Serena Borelli. Unica interprete per tanti personaggi o schegge di un’anima. Con tutta la sua energia, il suo talento, la sua grazia. 

Basta un cambio e sul palcoscenico sembra vedere una numerosa comunità vivere, agitarsi, muoversi. Tante immagini. A volte romantiche, a volte post punk. 

Basta una corsa circolare e tutti noi possiamo finire all’interno di quella linea di confine. Chiusi dentro…Le convenzioni? I protocolli? Tutto questo Giorgia lo sa e lo sa rappresentare bene.

 

Contatti: Giorgia Filanti 346.3002660 – giorgiefilanti@hotmail.com

 

Dettagli

Inizio:
1 Dicembre 2020 ore 21:00
Fine:
6 Dicembre 2020 ore 21:00

Luogo

SALA FABRIZI
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